screen-shot-2012-07-19-at-4-55-39-pmIn un sogno ho incontrato me stesso. Tale e quale. Almeno per quanto mi è possibile riconoscermi nell’aspetto e nel comportamento. Non è così comune ritrovarsi di fronte a se stessi. Spesso noi psicologi spingiamo gradualmente il paziente a mettersi nei panni dell’altro. Un’operazione mentale non di poco conto. E’ un processo di metacognizione per osservarsi dal di fuori e cercare di capire pure il punto di vista dell’altro. Ma incontrare se stessi è qualcosa di diverso perché scopri ad esempio che effetto fai in quei primi secondi che molte ricerche indicano come essenziali se non definitive sul giudizio che ci facciamo di una nuova persona al primo incontro (esempi di ricerche qui, qui o qui).

Dentro il sogno il “te” numero 2 o numero 1 (chi lo sa?) non mi stimola una riflessione, una spiegazione. Tutte le ipotesi banali – un sosia, un clone, un’illusione neurologica – che da fuori cioè da svegli puoi farti non ti vengono proprio in mente. E’ tutta lì l’impressione viva ed alterata come può esserla quella del sogno, quando provi emozioni che non hai mai provato e probabilmente non proverai più.

Ecco, io penso che questo sia un esercizio difficile da fare da svegli. Anzi, ti sconsiglio di provarci. E’ già difficile provare a mettersi nei panni dell’altro, figurati inventarsi un doppione di se stessi. Magari intuire che si è una persona affabile o insopportabile, avendone afferrato quella sensazione a pelle che chi ti incontra (per la prima volta o da tanto tempo non ha importanza) sperimenta inesorabilmente. Sarebbe uno shock. La tua mente è fatta per gestire altre menti non se stessa. Al massimo, quando volge l’attenzione a se stessa si dissocia.

Ed è anche vero che il senso di posssesso di se stessi, il fatto di sentirsi proprietari di se stessi e dei propri sogni, sono processi psicologici troppo potenti per lasciare spazio ai sogni. Il sogno che ho fatto si chiude spesso in un senso di controllo. Non puoi incontrare te stesso. Non puoi conoscere te stesso. Socrate con quella sua famosa frase “conosci te stesso” non è stato molto buono con il genere umano, anzi ha avuto l’effetto di un incubo occidentale. E’ già abbastanza complicato restare nella realtà – che hai in prestito dalla coscienza e dalla memoria – piuttosto che nel diabolico sogno di qualcun altro.

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This article has 3 comments

  1. sconvolto

    ho sognato me stesso poco fa, era uno di quei sogni “ad alta fedeltà”, uno di quelli che quando ti svegli stenti a credere che era un sogno (per dire), la mia reazione mi ha sconvolto, mai provata una sensazione simile, la rottura del continuo razionale mi ha causato una reazione animalesca, ero partito per dargli un pugno :-O, poi è scomparso ed ho creduto di aver avuto un’alucinazione, mi sono messo a piangere nel sogno, poi mi sono svegliato e sono ancora agitato 🙁

    • autostoppista

      Se ci pensi quello che hai sperimentato e che ti sembra così inaudito, vale a dire incontrare un tuo doppio e provare tutte queste emozioni, è un’alterazione che va di pari passo con quella che avviene durante il sonno nel nostro corpo e nel cervello. Il corpo si altera e la mente si altera, niente di nuovo.
      Eppure queste alterazioni, questi scambi di realtà li simuliamo anche quando siamo svegli, ad esempio quando vediamo un film o sognamo ad occhi aperti.
      Siamo ritmicamente disposti a viaggiare in altri mondi e in altre personalità.

  2. Daniela

    Ho sognato che avevo al collo un mio autoritratto fatto su madreperla rettangolare e che mi si staccava dal collo perche si e’ spezzata la carenella su cui era infilata e cadendo a terra questa si rompeva rovinosamente,senza piu la possibilita’ di ricostruirlo o aggiustarlo