La seconda parte della vita di uno scienziato è a rischio paranoia?

Neurom: ho notato che alcuni scienziati alle volte ricevono un premio speciale.

Autostoppista: sì, il premio Nobel.

Neurom: esatto, un premio attribuito per scoperte fondamentali nel campo del sapere.

Autostoppista: lo ottengono dopo una lunga carriera di ricerche straordinarie oppure subito dopo una scoperta di spiccata novità. Comunque sia, ci sono strani risvolti.

Neurom: che vuoi dire?

Autostoppista: mi capita di pensare che scienziati, ricercatori, accademici o divulgatori nel settore delle scienze dure*, nella seconda parte della loro carriera si lascino andare a riflessioni e teorie stravaganti. Scrivono libri a dir poco non scientifici. Libri che nel pieno della loro precedente attività scientifica non avrebbero mai sognato di scrivere, quanto meno di pubblicare.

Neurom: perdono quindi la loro credibilità.

Autostoppista: non è solo questo. Un premio Nobel in chimica magari è fermamente convinto che assumere vitamine sia utile per guarire dal cancro o dal raffreddore. Ridicolo. Un artista come Michelangelo a ottant’anni crea la Pietà Rondanini.

Neurom: è sempre così?

Autostoppista: no per carità. I miei sono solo aneddoti. Ma è un’ipotesi da verificare: la vecchiaia di un ricercatore “duro”* può essere ricca di sorprendenti involuzioni. Un artista è più coerente. Un uomo di scienza in pensione sembra come libero di fare il guastafeste. E forse è più a rischio di paranoie rispetto ai “morbidi” colleghi.

 

*hard science= scienze dure (fisica, chimica, atronomia); soft science= scienze morbide (storia, economia, psicologia)

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