Wysiati è l’acronimo utilizzato da Daniel Kahneman per sintetizzare un potente bias che condiziona il nostro modo di giungere in fretta alle conclusioni: What You See Is All There Is. La traduzione più efficace è questa: tutto ciò che vedi è essenzialmente tutta la realtà e basta. È il modo in cui credi che le informazioni siano complete senza chiederti se sia il caso di cercare approfondimenti e salti quindi subito a “ovvie” conclusioni. Ecco un esempio: “è una persona metodica, competente, equilibrata…”. Stai subito pensando ad un individuo civile e di cui ci si può fidare. Non pensi che potrei aggiungere che la stessa persona “sostenga una visione razzista dell’umanità e che Hitler fosse un genio”.

È la prima impressione che conta, la quale si associa presto alle informazioni disponibili in memoria che danno senso alle tue velocissime conclusioni. Quanto sai e hai imparato a scuola o in giro serve poco se non è attivato, cioè se non sei allenato ad andare un po’ più avanti con le tue riflessioni. Per certi versi è come se non esistessero le altre cose che sai perché non sono “online” nel tuo cervello.

Questa cosa è intressante e sarebbe meglio approfondirla: c’è un’inconfondibile disparità nel modo in cui la tua mente tratta le informazioni immediatamente disponibili rispetto a quelle che non lo sono. Una situazione psicologica che implica una costante problema nel modo in cui giudichi un fatto o una persona: non falsifichi quasi mai ciò che suona bene.

Kahneman aggiunge un’osservazione brillante in questo discorso:

Il sistema 1 è radicalmente insensibile sia alla qualità sia alla quantità delle informazioni che generano impressioni e intuizioni… […] è la coerenza, non la completezza delle informazioni che conta per una buona storia. 

Dovrei trattare a più riprese il concetto della coerenza. Nel Novecento, molte discipline scientifiche e non hanno dovuto fare i conti con la coerenza. Prendi nota e sottolinea questo aspetto: non la qualità o la quantità dell’informazione conta, ma la coerenza. Vale a dire i rapporti complessivi tra le parti, e tra le parti e l’insieme. In un altro contesto, per capire un disturbo psichico non è così importante andare alla ricerca della parte mancante della tua storia (psicoanaliticamente rimossa), ma ricostruire le modalità attraverso cui dai coerenza alle tue storie psichiche.

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