Il nostro rapporto con le macchine assomiglierà sempre più a quello che abbiamo verso un figlio. È quanto sostiene il professore di filosofia all’Università della California Eric Schwitzgebel in un suo articolo apparso su Aeon:

“Ecco perché: noi saremo i loro creatori e designer. Noi saremo direttamente responsabili sia della loro esistenza sia della loro felicità o infelicità. Se un robot soffre senza motivo o fallisce nel sviluppare le sue potenzialità, sostanzialmente saremo parte in causa di questo fallimento – un fallimento nella sua costruzione, nel suo design o nella funzione di protezione e sostegno. Più che al tipo di relazione che possono avere gli estranei, il nostro rapporto morale con il robot assomiglierà più da vicino a quello che hanno i genitori con i loro figli o a quello che hanno gli dei con le loro creature.”

È una previsione avveniristica che implica pure un maggior approfondimento su cosa si intenda per coscienza e di tutti quegli stati soggettivi che caratterizzano la psicologia dell’uomo. Il professore Schwitzgebel forse esagera ad equiparare l’esperienza umana genitoriale a quella dell’artefice con la sua creazione? Non ne sarei così sicuro, dopotutto la motivazione ad accudire è una potente qualità evolutiva che ci contraddistingue nel regno animale.

In fondo, qualcosa del genere trova qualche parallelo nel complesso rapporto che le persone ormai hanno sviluppato con gli animali domestici.

link all’articolo su Aeon

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