ADC8999A-25CF-48D2-8483-A769D70276EC.pngTRAPPOLA: IL web è una miniera d’oro per gli psicologi.

Prima un antefatto: dovete sapere che nel primo decennio del XXI Secolo l’avvincente diffusione di internet aveva dato speranza al popolo degli psicologi. L’enorme trasformazione socioculturale attuata dalla travolgente rivoluzione informatica apriva scenari inediti per il lavoro dello psicologo. I social network, i siti, i blog, i forum, l’ubiquità, l’accessibilità, vaste banche dati, la facilità di maneggiare per la prima volta uno strumento tecnologico essendo SMART, tutte queste proprietà ed altre ancora avevano provvisoriamente spazzato via tutte le ansie dal mondo degli psicologi.

Il numero degli utenti (clienti, pazienti o come vorrete chiamarli secondo la vostra intelligenza) che sarebbe stato possibile raggiungere coincideva virtualmente con il numero della popolazione connessa. Il marketing è uscito dall’isolamento e non è stata più una parola brutta. Il marketing è diventato sinonimo di opportunità. Al diavolo la mancanza di esperienza, non scocciate con le solite storie sull’incredibile divario tra teoria e sperimentazione: ciò che conta è avere una laurea, aver superato un esame di Stato ed essere felicemente abilitato.

 

CONTRAPPUNTO: fatalmente, il numero degli psicologi liberi di offrire le proprie abilità professionali scrivendo online esplose per la ben nota vocazione letteraria che ogni buon psicologo cova dentro di sè. Ma purtroppo internet non sembra aver riabilitato la reputazione ambivalente dello psicologo. Tutti dicevano marketing e così è stato, il mercato si è comportato secondo i suoi principi di funzionamento e l’eccessiva offerta ha fatto chiudere bottega virtuale a molti. Capite? Siamo già tanti nella realtà fisica, figuratevi quando siamo contemporaneamente in ogni luogo dell’internet! E se prima le teorie più incaute erano celate nei libri universitari o nelle menti più elitarie con la Rete hanno avuto libero sfogo, e questo è stato un vero guaio per la reputazione dello psicologo.

(Aggiungo: se i medici non hanno relativamente bisogno di fare marketing, perché lo psicologo sì? Non solo. Da un lato i pazienti non sono arrivati nel numero che ci si aspettava, d’altro lato gli sforzi comunicativi hanno creato nuove possibilità di lavoro: online, una discreta percentuale di psicologi non cerca più pazienti ma colleghi psicologi per vendere loro corsi di formazione e di aggiornamento!).

 

BUON SENSO: stai alla larga dai social network o, almeno, fai in modo di non esagerare. E’ sacrosanto che la gente sappia qualcosa sulla tua formazione e sulla tua esperienza, ma la gente non è stupida. Sa misurare la quantità e la qualità di parole che utilizzi nei commenti, nelle prese di posizione, negli sfoghi casalinghi. Ci sono magnifici blog soprattutto anglosassoni da seguire, ci sono articoli di ricerca molto belli da leggere, ci sono gruppi di confronto utilissimi da leggere, ma scrivi poco. Scrivi poco, leggi di più e continua a cercar lavoro nel mondo fuori internet, che te lo meriti di lavorare perché sei pronto per imparare a lavorare.

E fare lo psicologo è un mestiere dannatamente bello.

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