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Gli psicologi temono che altre figure parapsicologiche possano essere confuse con la loro professione. Un esempio tipico è rappresentato dai counselor, dai coach o dagli psicopedagoghi. Negli ultimi tempi lo scontro è stato duro con queste fazioni. Gli psicologi chiedono maggior controllo da parte degli Ordini professionali e interventi severi per chi si professa psicologo senza esserlo e ne emula le competenze. Le accuse di frode o impostura verso la famiglia dei conselor sono veementi.

Ma invece di chiudersi dentro norme e codici professionali, approfondire le divisioni, legalizzare i solcati, perché non accettare la sfida e rafforzare l’alleanza con la scienza? La competizione non ci migliorerebbe? Concentrarci solo sulle denunce e l’indignazione non è un modo per conservare lo status quo?

Anni fa gli psicologi ingaggiavano guerre ideologiche brillanti contro medici o psichiatri. Per uno psicologo autostoppista sembra la fine di un’epoca. Oggi non è più così, si pensa all’arrocco. Da ogni parte si invoca il cambiamento ma assomiglia a quello del gattopardo.

Cambiare affinché tutto rimanga uguale.

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