dbsC’è un articolo interessante che racconta come a Mumbai alcuni neurochirurghi stiano utilizzando la chirurgia per trattare la depressione e il disturbo ossessivo-compulsivo utilizzando la deep brain stimulation (DBS, stimolazione profonda del cervello, qui trovi approfondimenti). Si tratta di somministrare piccoli impulsi elettrici ai neuroni tramite degli elettrodi impiantati dentro il cervello per controllare la produzione di specifici neurotrasmettitori, i piccoli composti chimici attraverso cui comunicano i neuroni. Mi ha colpito questo passaggio della dichiarazione del dottor Mongia, uno dei chirurghi che adottano la DBS:

Un paziente che soffre un disturbo mentale ha dei cambiamenti nel cervello di tipo neurochimico a cui corrispondono dei cambiamenti neurofisiologici. Quando operiamo noi prendiamo di mira un’area specifica del cervello e creiamo delle lesioni (cioè danneggiamo specifiche cellule) che sono connesse con quei nuclei o gruppi cellulari che causano lo squilibrio chimico. […] La sfida risiede nell’identificare la regione del cervello con le moderne tecniche di neuroimaging dove hanno origine la depressione o il disturbo ossessivo, i cui siti al momento non è stato possibile trovare.

Questo è anche il motivo perché la DBS è applicata mentre il paziente è sveglio. In un video esplicativo, il dottor Doshi chiede ad un paziente che soffre di una grave forma di depressione se si sente meglio ogni volta che sposta l’elettrodo da un punto ad un altro della superficie del cervello. E a me questo passaggio fa un po’ sorridere. Sembra l’immagine di un petroliere che cerca il punto giusto per trivellare il terreno e far traboccare l’oro nero. Non vi scandalizzate, il gruppo di chirurghi ha preso molte precauzioni prima di scegliere questa tecnica di per sè poco invasiva. Oggi la psicochirurgia poggia su un corpus di ricerche significativo ed è controllata da solidi protocolli bioetici e deontologici.

Ma al di là delle numerose riflessioni che potrebbero essere approfondite, quella che più mi affascina è il paradosso contenuto nella psicochirurgia, il fatto di rimuovere o sconnettere anche tessuti tuttavia funzionanti, sani. E’ un affascinante paradosso che appare in ogni ambito della medicina e della psicologia (e della quotidianità?). Due soli esempi: la chemioterapia e la chirurgia estetica. In entrambi i casi vengono danneggiate come nella DBS strutture sane insieme a quelle nocive. E’ solo una questione di precisione? E’ un problema tecnico? In parte, ma è un paradosso verso cui ci attende una scelta.

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