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In un articolo di ricerca su Cerebral Cortex sono ricostruiti 3 cervelli molto importanti nella storia delle neuroscienze. Precisamente, i ricercatori hanno riprodotto le connessioni interne tra le regioni cerebrali che sono state danneggiate generando gli speciali sintomi neurologici che hanno reso tristemente famosi i loro proprietari.

Uno appartiene a Phineas Gage, l’uomo che fu coinvolto in un incredibile incidente di lavoro (vedi qui), trafitto da un’asta di 2 metri che penetrò sotto lo zigomo sinistro per fuoriuscire più o meno dall’angolo corrispettivo sopra la fronte. Il secondo cervello appartiene a Louis Victor Leborgn (soprannominato “tan tan”, uniche parole che riusciva a pronunciare), il paziente su cui Paul Broca trovò le prime conferme della localizzazione del centro del linguaggio (esattamente per la produzione del linguaggio, da qui l’afasia motoria di Broca qualora il centro sia danneggiato). Infine, il cervello di H.M, sigle del paziente Henry Gustav Molaison che a 27 anni, dopo l’intervento chirurgico con rimozione della formazione ippocampale per risolvere una grave forma di epilessia, non riuscì più a memorizzare alcuna nuova informazione (ad eccezione dei ricordi precedenti l’operazione) e che visse quindi perennemente in un illusorio presente.

I ricercatori hanno ricostruito le lesioni dei 3 cervelli confrontandoli successivamente con un modello statistico basato sulla “scannerizzazione” di 129 cervelli di soggetti in buona salute. L’obiettivo è stato quello di evidenziare i precisi tratti danneggiati e aggiungere un’altra conferma all’ipotesi del neurologo comportamentale Norman Geschwind, il quale sosteneva che molti disturbi neuropsicologici fossero dovuti dalla compromissione dei tratti della materia bianca che connettono le principali aree del cervello. Su Norman Gerschwind vale la pena leggere l’articolo riguardo l’epilessia “religiosa” del lobo temporale.

Perché i 3 cervelli sono così famosi ed importanti nella storia della psicologia e delle neuroscienze? Per svariati motivi. Brevemente, posso dirti che:

  • Phineas Gage pur avendo subito la rimozione traumatica di buona parte del cervello prefrontale è sopravvissuto. Nonostante alcuni interessanti problemi comportamentali ha continuato a svolgere diverse mansioni, tra cui conducente di diligenze sui sentieri delle Ande. Insomma, non ti aspettare conseguenze ovvie e irreparabili a danni cerebrali.
  • Il caso del paziente di Broca è una prova posthoc della bontà della prospettiva frenologica. Anche se oggi consideriamo la frenologia definitivamente una pseudoscienza, l’intuizione locazionalista dei frenologi rimane valida. Era un’ipotesi spregiudicata rispetto alla generale certezza che le funzioni mentali fossero distribuite indifferenziatamente in tutto il cervello.
  • H. M. probabilmente ha permesso un innegabile passo avanti sbalorditivo nella comprensione di funzioni chiave della mente. Soprattutto abbiamo capito che la memoria non sia un dispositivo unico che ingloba dati per essere ricordati ed elaborati. La memoria invece è una rete di memorie. E’ possibile non ricordare il volto di una persona incontrata 5 minuti prima e nello stesso tempo essere in grado di apprendere compiti estremamente complessi (ad esempio imparare a ad andare in bici o a suonare il pianoforte) che richiedono una finezza motoria non equiparabile alle altre specie animali. In sostanza, la memoria implicita di quest’ultimo caso ha basi neurofisiologiche differenti dalla memoria episodica di un volto visto in precedenza.

Il caso di H. M. è un po’ tutto il contrario di Funes, uno dei “pazienti” di Borges, la cui prodigiosa memoria raggiungeva le prodezze di un classico savant.

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